La viaccia: perdere la testa per una puttana

La viaccia: perdere la testa per una puttana

August 26, 2021 0 By Simone Tarditi

Partendo dal fondo: l’incapacità di sfuggire al proprio destino. Non perché esso sia già scritto, e quindi eternizzato, ma per via dei limiti dell’essere umano, fatto di carne e pulsioni. Nel finale di La viaccia si osserva Amerigo (Jean-Paul Belmondo), ferito e fallito sia sul piano sentimentale sia su quello lavorativo, ritornare al podere un tempo di famiglia e ora diventato proprietà di un’arpia fuori dal parentado di sangue. La casa natìa, dove affondano le radici degli avi e da cui egli stesso ha tentato di allontanarsi. Alle spalle di Amerigo, il cimitero. Così vicino ai campi da concimarli con i corpi in decomposizione dei morti. Di fronte a sé la “Viaccia”, il casolare culla e tomba di guai, salvezze, certezze, sicurezze. Il regista Mauro Bolognini alterna il punto di vista del protagonista, mostrandoci quel che egli vede, a un’inquadratura attraverso la quale lo spettatore osserva soffrire Amerigo, inerte e passivo a quel che sta accadendo davanti agli occhi: suo padre Stefano (Pietro Germi) che mercanteggia la sorte sua e dei suoi cari. Una zolla di terra tra la base del fotogramma e la cascina pone Amerigo in una posizione tra il sottosuolo e la superficie, una condizione in linea col personaggio: vivo/morto. Nel cielo, la luna piena. Un tramonto non del tutto ancora completato, così come il ciclo del corpo celeste.

Non vi è – né vi è mai stata – quindi alcuna salvezza possibile per il protagonista, che, persa la ragione per una puttana (Bianca, interpretata da Claudia Cardinale) nella prima parte del film, demolisce sul nascere l’idea di un futuro onesto rubando dalle casse dello zio che gli ha dato un impiego presso la sua bottega-osteria. Al furto seguono le menzogne, ossia la ripetizione di un comportamento inadeguato. Amerigo fa così perché non ha le giuste coordinate o perché vuole andare contro al futuro che gli si offre? A volte per imboccare la strada sbagliata basta infilarsi nel buco errato. L’innamoramento, se di questo si tratta, per Bianca lo porta a sbandare in più modi e in più momenti. Via via perde tutto e tutto vede disintegrarsi, salute fisica compresa. Non quindi solo i soldi, gli affetti, il rispetto, la dignità vanno perduti, ma anche la prospettiva di un domani diverso da quello previsto. La fuga del protagonista dalle sue origini si conclude con il ritorno ad esse non come conquista, ma come condanna. È il 1885 fiorentino, potrebbe essere ogni epoca e ogni luogo.

Simone Tarditi
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