Appunti sparsi su Hospital di Frederick Wiseman

Appunti sparsi su Hospital di Frederick Wiseman

September 27, 2021 0 By Simone Tarditi

Quarta pellicola diretta da Frederick Wiseman, Hospital costituisce l’antidoto all’idea di una struttura sanitaria fallace qual era quella denunciata in Titicut Follies. L’ingresso nei corridoi del Metropolitan Hospital di New York è cionondimeno nell’insegna (sonora) della tensione: nei primi minuti lo spettatore viene accompagnato dall’incessante rumore in loop di un macchinario che fornisce ossigeno a un ricoverato. Seguono intubazioni, tavoli operatori, interventi, sale d’aspetto. Lo svolgimento di atti compiuti in serie all’interno di una macchina che ambisce a perfezionarsi continuamente per offrire il miglior servizio di assistenza per il prossimo.

Freddo e distaccato non è né Hospital né i tipi umani ivi mostrati: tanto i medici quanto i pazienti sviluppano un dialogo diretto, scevro da giri di parole inutili o da formalità. Questi ultimi, per paura o tensione, regrediscono spesso e volentieri a uno stadio infantile di fragilità emotiva, quasi di docile sottomissione nei confronti di chi è incaricato di guarirli. C’è empatia, scambio di esperienze, sviluppo immediato di una conoscenza intima, profonda, che in altri ambienti e situazioni mai potrebbe nascere. Non si può fare a meno di notare un fatto, ossia che in Hospital la maggior parte dei pazienti sia in preda agli effetti – temporanei o cronici, a seconda dei casi – dell’alcol. Una piaga insidiatasi negli strati più umili della popolazione. Con varietà di esempi: si passa dall’anziano italoamericano che beve tanto perché ha bisogno di rilassarsi e che si vergogna al punto di mettersi a piangere quando viene portata alla luce la sua condizione di vita precaria (la dott. ssa che lo visita gli domanda solamente se sia sia interessato a rifarsi i denti che a perso), per finire all’ebbro afroamericano travestito con cui uno psichiatra scherza e si confronta per convincerlo a rivolgersi al Welfare (sull’organizzazione per sussidi Wiseman ci farà in seguito un film). Di alcol si torna anche a parlare durante una lezione di anatomia: un docente seziona con bisturi un cervello e indica agli allievi le zone giallastre sulla superficie, indizio certo di un trascorso di alcolismo.

E a proposito di bisturi: le modalità con cui si eseguono le operazioni chirurgiche sembrano indescrivibilmente obsolete eppur son passato solo poco più di cinquant’anni. Uno sputo sulla linea del tempo che è degli esseri umani. Quale, quindi, il salto evolutivo più grande? Quello dal 1969 a oggi? Quello da Ippocrate ad Alexander Fleming? Quello, sconosciuto, ancora da compiere? E tralasciando le operazioni in sé, molto altro è stato conquistato negli ultimi cinquant’anni in termini di igiene e sterilizzazione dei materiali e degli ambienti. Una piccolezza che sullo schermo durerà un minuto e basta: all’epoca i vestiti dei feriti vengono ancora sfilati, rischiando lussazioni, e non tranciati via con delle forbici. A suo modo, un ennesimo documento storico quello di Wiseman. Inconsapevolmente storico, eppur storico.

Simone Tarditi
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