Vita da Carlo e chiose a margine

Vita da Carlo e chiose a margine

November 17, 2021 0 By Gabriele Barducci

Non poco tempo fa si disquisiva delle deriva non più convincente degli ultimi film di Carlo Verdone. L’ultimo di una lunga serie era proprio Si Vive Una Volta Sola, film slittato di un anno, cambiato in corsa, poi arrivato al cinema per tre giorni (questione di finanziamenti statali o robe simili) e poi arrivare su Amazon Prime Video.

Proprio qui, su questa piattaforma Carlo si dedica alla sua prima serie tv, dove non cerca di costruire l’ennesima storia con personaggi e situazione, bensì cerca di raccontare se stesso, Carlo, dentro e fuori il privato, tra produttori aguzzini che per ogni critica imbracciano clausole contrattuali e la vita matrimoniale naufragata che continua con i figli e la loro ricerca di un posto nel mondo.
Il progetto è assai bislacco ma merita di essere contestualizzato per alcune parabole narrative che sembrano raccontare qualcosa in più. Da una parte c’è quello che sembra un malessere già annusato da diversi anni: Carlo Verdone è ingabbiato da un passato che non riesce a scrollarsi di dosso.

L’attore gira per la città e si ritrovato accerchiato da fan, ammiratori, chi gli chiede una foto, un selfie, poi di colpo una sua esternazione sullo stato pietoso di Roma viene registrato e messo online, e l’onda mediatica cavalca l’occasione: con il sindaco uscente a causa di un grosso scandalo sui rifiuti, perché non provare a candidare Carlo Verdone, un romano, romanista e attore che sembra avere una giusta visione?

Ma in questa ricerca assai particolare, Carlo non vuole fare il sindaco, nonostante stia raccogliendo ottimi consensi ovunque. Anche il fido amico Max Tortora che sta facendo un provino per un film di Sorrentino gli confida di lasciar perdere, perché per fare il sindaco ci vuole la faccia buona e Carlo non ce l’ha.

Dieci puntate dove Carlo amalgama la finzione con la realtà, con produttori che sembrano un incrocio di vecchi ricordi tra Sergio Leone e Cecchi Gori, a tutte le maschere che lo hanno reso famoso che in qualche modo si palesano nella vita quotidiana fino ai tanti amici dello spettacolo che cercano di aiutarli, alcuni invano: Morgan, Antonello Venditti, Alessandro Haber.

In qualche modo, questi come lo stesso Carlo, sembrano gravitare attorno un mondo che richiede e pretende sempre qualcosa da queste personalità, molte volte qualcosa di ben strutturato e richiesto. Carlo vorrebbe fare un film d’autore, drammatico, ma gli dicono di no, perché la gente vuole ridere. Operazione interessante, di cuore, che si perde inevitabilmente nel finale: recuperando l’aneddoto Sorrentiniano di poco fa, assieme allo stesso personaggio che Verdone ha interpretato, il finale è abbastanza ambivalente. Non c’è una chiusura, nessuna parentesi che sia degna di una lode, lasciando tutto così, vuoto, vacuo, cadendo proprio nelle fasi finali, quando il progetto comincia a decollare e non essere solo una Grande Bellezza di Verdoniana visione.

Gabriele Barducci
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