Hardcore vs Star Wars: l’epidemia blockbuster colpisce tutti

Hardcore vs Star Wars: l’epidemia blockbuster colpisce tutti

May 4, 2022 0 By Simone Tarditi

Il 1977 è comunemente riconosciuto come anno spartiacque nella cinematografia americana. Guerre stellari arriva sugli schermi e le nuove masse si trasformano in serpenti umani dalle code chilometriche per vederlo. È l’esperienza collettiva di un film per tutti: giovani, vecchi, genitori e figli, famiglie in fieri o già sbocciate. Tolto Via col vento, poche altre volte è successo qualcosa di simile. Assieme all’esplosione del blockbuster come fenomeno nasce quello del culto non per i divi, ma per un film che dà l’illusione dell’esistenza di un universo a sé.

Ci sono registi che allora dannano Guerre stellari, si pensi a William Friedkin che si schianta assieme al suo Salario della paura nei giorni antecedenti e immediatamente successivi (seguirà un infarto, non imputabile però a George Lucas). È anche il destino di Martin Scorsese e del suo New York, New York annebbiato dalla cocaina che quasi lo manderà all’altro mondo. Se questi due sono registi affermati, c’è anche chi è in cerca di una nuova carriera dopo aver speso i primi anni di apprendistato a scrivere e basta, come Paul Schrader, che tra il 1978 e 1979 dà alla luce i primi due lungometraggi in veste di regista. Il secondo di questi, Hardcore, è l’antitesi del cinema post-Guerre stellari: nichilista, sporco, una versione aggiornata di Sentieri selvaggi, calata nella realtà scadente di una Los Angeles che, mostruosa e tentacolare metropoli, viene dipinta esattamente per quello che è. Schrader non fa però finta di stare girando un film slegato dalla contemporaneità, non s’illude che il mondo del cinema sia rimasto immutato e neppure si dedica a un’operazione nostalgica per ricordare una qualche bella epoca andata (come ha già fatto Bogdanovich, che nel ’77 è sulla via dell’emarginazione dopo una serie di flop). Hardcore affronta de visu l’ingombrante Guerre stellari, a tal punto presente nel panorama culturale da averlo dominato in ogni sua parte.

Procedendo per ordine, sono tre i momenti durante i quali Schrader “gioca” con il film di Lucas in un crescendo di sfiducia e derisione. Intorno al diciannovesimo minuto il protagonista entra – immaginiamo essere evento raro – nella camera della figlia per trovare degli indizi sulla sua sparizione ed ecco inchiodato al muro un calendario di Guerre stellari con la foto del mese: la scena in cui Darth Vader sale a bordo della Tantive IV e strozza uno dei ribelli. Più avanti (min. 47), ormai a Los Angeles, attraverso una panoramica dentro alla stanza d’albergo dove l’uomo alloggia s’intravede ciò che si trova al di fuori, niente meno che il Grauman’s Chinese Theatre, storico tempio del cinema statunitense. Il logo di Star Wars, bianco su sfondo nero, si staglia a lettere cubitali su Hollywood Boulevard. Infine, poco dopo l’ora di durata, arriva la contaminazione più succosa e Schrader ce la regala addirittura in due angolazioni diverse: alcune stripper che in un locale a luci rosse fanno finta di combattere armate di tubi al neon maneggiati come spade laser. Una di loro indossa anche casco e mantello di Darth Vader. Se non è intelligente ironia questa …

Che poi, a estendere lo sguardo di Schrader alla cinematografia tutta, non solo quella ultrapopolare, fino ad arrivare a quella autoriale nonché alle cosiddette “scuole” di formazione, Hardcore offre altrettanti spunti umoristici. Vale la pena segnalarne un paio sempre legati allo stesso personaggio tipo: un registuncolo di film porno uscito dall’UCLA con arie da artista, il quale si contorce in gesti simulanti inquadrature e fornisce indicazioni a cameraman e attori che manco Francis Ford Coppola. Successivamente lo stesso giovane, in altra location viene redarguito e perculato dal losco produttore di pellicole per adulti che lo ha assunto: “Chi ti credi di essere, Antonioni o qualcosa del genere?”.

Simone Tarditi