Appunti sparsi su Notre-Dame in fiamme

Appunti sparsi su Notre-Dame in fiamme

June 8, 2022 0 By Simone Tarditi

Notre-Dame in fiamme ha un non so che di ridicolo nel suo narrare un evento tanto tragico (per il mondo, non solo per la Francia) e il motivo di tale inconsapevole comicità non va ricercato nell’evento stesso, quanto piuttosto nelle modalità con cui esso viene ricostruito. E, considerato quanto nella cronistoria di quel 15 aprile 2019 tutti i macroscopici errori umani siano messi a nudo, si deve trattare di una ricostruzione fedele per forza. Di fronte a quel che ci viene mostrato non si può che rimanere increduli di fronte alla constatazione che quel giorno tutto sia andato storto anche a causa di falle organizzative, sia nel non aver scongiurato sul nascere l’incendio sia nell’aver rallentato gli interventi quando la situazione stava precipitando.

Quali sono i momenti in Notre-Dame in fiamme ad avere i tempi comici di una gag di bassa lega? Ecco una lista parziale: il neo-assunto sorvegliante che è seduto sul cesso (a mangiare un panino) quando suona il primo allarme, il suo referente che gli consiglia di spegnere il segnalatore di pericolo, il tizio sovrappeso della sicurezza che soffre d’asma e arranca dalla fatica nel salire le scale, il sovrintendente generale che perde treni, prende bici scassate, si fa arrestare e infine dimentica il codice della cassaforte dov’è conservata LA vera (ah sì?) corona di spine, i pompieri bloccati nel traffico che nell’attesa filmano la cattedrale a fuoco, i fedeli riuniti in preghiera che hanno assiepato le sponde della Senna per godersi lo spettacolo in prima fila, il salvataggio delle ostie al posto delle opere d’arte, e via discorrendo. “Non è possibile che le cose siano andate in questo modo” è il mantra che si finisce col recitare mentre i minuti scorrono in un crescendo di situazioni assurde, ai limiti dell’inverosimile se non fosse che non si tratta di fiction.

In questa sconcertante onestà, il film di Jean-Jacques Annaud si rivela quindi come un grande mea culpa nei confronti dell’umanità intera per la perdita – che si sarebbe potuta evitare con poco – di un patrimonio così prezioso. La coda “eroica” che sigilla la vicenda con la descrizione su come in extremis si sia evitato il crollo della struttura non assolve dagli sbagli e, per un titolo che annega in un fiume di retorica cristiana, è già tanto. Notre-Dame in fiamme sembra fungere da purificatore spirituale atto a eliminare le scorie dei propri peccati, ma, recuperando l’immagine più simbolica di tutto il film (le statue dei gargoyles che sui passanti “sputano” il metallo fuso del tetto), non si può tramutare il piombo in oro. Alla fine della visione rimangono le perplessità dell’operazione nel suo complesso e l’impressione che, forse, il silenzio avrebbe avuto un peso maggiore. Non vi si scorgono tracce di pentimenti, mentre di perdono sì. Non va bene, specie se è lecito nutrire dei dubbi sul fatto che la lezione sia stata imparata.

Simone Tarditi
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