Asphalt: grigiore esistenziale e amore fuori dalle regole

Asphalt: grigiore esistenziale e amore fuori dalle regole

August 3, 2022 0 By Simone Tarditi

La frenesia della vita nella Berlino di fine Venti, ancora in piena Weimar, è il dato che più si fa notare nelle prime immagini di Asphalt, gioiello tedesco prodotto dall’UFA e diretto da Joe May. Le auto, i tram, lo smog, il rovente suolo di cemento, i rumori (che si avvertono senza poter essere uditi: al tramonto dell’epoca muta, il film si sviluppa quasi senza cartelli e con le sole immagini), i marciapiedi – che come le rive di un fiume separano il fluire del traffico – battuti su e giù da masse unite che si accalcano davanti alle vetrine dei negozi. Il frastuono per le strade è controbilanciato dal silenzio che si consuma mortifero nelle costrizioni della vita domestica, solitaria o condivisa che sia. Il contesto appena descritto è necessario per capir meglio l’agire dei protagonisti di una vicenda sordida come quella di Asphalt. Il percorso di Else, che si destreggia tra inganni, furti e prostituzione d’alto bordo, s’incontra con quello di Albert, un poliziotto mammone la cui integrità (morale, professionale, nonché nei confronti della legge a cui ubbidisce per lavoro) viene messa non solo in difficoltà, ma di fatto distrutta dalla seduzione femminile.

In Asphalt l’amore folle tra i due, che già di suo è irrazionale e ancor più lo è in questo caso essendo loro apparentemente ai poli opposti dell’etica civile, è anche questione d’interpretazione. Non attoriale, ma di chi guarda il film. L’inesperienza di Albert lo porta a sbandare: Else è palesemente la prima ragazza con cui ha un rapporto completo, tra l’altro nell’appartamento di lei. L’immaturità, accompagnata dal desiderio di levarsi di dosso quel senso di repressione sessuale che egli avverte, genera sensazioni confuse che a loro volta fanno nascere l’illusione di un fervore amoroso. Dall’altra parte c’è invece una donna disincantata nei confronti del mondo in cui sguazza e dell’esistenza in generale che capiamo fin da subito provare qualcosa di riflesso: è davvero anch’esso amore? Di sicuro lo sarà nel proseguo della vicenda. Risalendo però a quando i due si conoscono (l’arresto di Else per aver cercato di rubare un diamante), è chiaro quanto le sue doti d’incantatrice si mischino anche con altro. Nel descrivere una figura che vuole fare di tutto per rendersi irresistibile e scampare così procedimenti penali, vediamo il personaggio giocarsi ogni carta immaginabile, dall’erotismo all’autocommiserazione. Riuscire a far crollare Albert, una corruzione a tutti gli effetti, è lo scopo ultimo di Else perciò non importa come venga raggiunto. Che in quella umiliazione e offerta del proprio corpo ci siano già i germi dell’innamoramento lo si scoprirà dopo. È come se entrambi i protagonisti di Asphalt compiessero una degradazione di chi sono per un fine più alto, visceralmente più sincero della fasullaggine che li circonda, e se ne accorgessero solo a cose fatte, forse però non troppo tardi per realizzarlo comunque.

Simone Tarditi
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