Se il domani è Crimes of the Future

Se il domani è Crimes of the Future

August 18, 2022 0 By Simone Tarditi

Gli occhi son stati sempre aperti sulle trasformazioni in atto nel presente. Lo sforzo di David Cronenberg con Crimes of the Future è quello di prevedere, pur con le esagerazioni che il cinema deve permettere, l’andazzo da oggi a qualche anno. Il corpo, da sempre al centro delle sue indagini, è la frontiera ultima con cui l’essere umano può rapportarsi sfidandone limiti e confini. Nel film c’è l’OrchidBed, un giaciglio-scarabeo che ripara ferite e cura mali durante la fase di sonno, ci sono performance artistiche dove vengono mostrate rimozioni di tumori, c’è il godere nel penetrare con tubi orifizi e carne altrui o il ferirsi per provare piacere, c’è il tatuare gli organi interni. Da un lato la lotta per combattere il progressivo deterioramento biologico, dall’altro la deformazione di ogni struttura materica e impalcatura valoriale. Il futuro, contenuto nel titolo e previsto senza grandi aspettative di venir scongiurato, cos’altro porterà con sé? Legittimazione a uccidere a fini ludici? Un cannibalismo autorizzato? Una dieta a base di plastiche? Lo slittamento del sesso nelle sole frontiere del masochismo e del sadismo? La cibernetizzazione fetale?

Crimes of the Future racconta un domani verso cui non tutti vorrebbero dirigersi e lo fa attraverso un’ambientazione ancestrale dove anche la tecnologia, altro centro d’interesse per il regista, conserva un design tutto tranne che avveniristico. Anelli-videocamera, stetoscopi ottici, lame, gommosi device. Persino l’unico orologio mostrato, su un muro, è analogico. Ed è fermo, come l’epoca che Cronenberg documenta proiettandosi in avanti nel tempo. La geografia del film c’informa che l’azione si svolge in Grecia, culla della civiltà occidentale ed è l’unico contesto in fondo possibile dal momento che a venir descritta è la fase due della fine di un mondo.

La rilevanza di un’opera come Crimes of the Future dev’essere oggetto di discussione anche se molti spettatori non avranno lo stomaco di arrivare alla fine della visione e altrettanti saranno carenti degli enzimi necessari per farlo digerire alle loro menti. Non perché i concetti espressi dal cineasta siano inassimilabili o astratti, bensì per l’esatto contrario: che un universo simile sia alle porte rientra nel reame del possibile, per non dire del realistico. E non necessariamente sarebbe il peggiore. La vera conquista degli umani sarà sconfiggere la propria mortalità, a qualsiasi costo, a prescindere che ciò richieda sostituire parti di sé con elementi estranei, ossia di cui la Natura non ha dotato alla nascita. La rivoluzione profetizzata da Cronenberg non sarebbe quindi un sostituirsi a Dio, ma un affiancarlo e indirizzarlo verso il processo di cambiamento già in corso. Senza auspici di sorta sulla obbligatorietà di un miglioramento, solo per insopportazione della condizione raggiunta lungo millenni di evoluzione.

Simone Tarditi