TFF40: The Fire Within, un flusso piroclastico

TFF40: The Fire Within, un flusso piroclastico

December 1, 2022 0 By Simone Tarditi

Ha una sua importanza la dichiarazione che Werner Herzog, semidio narrante, fa all’inizio di The Fire Within: il film è in memoria di Katia e Maurice Krafft, due superstar della vulcanologia che hanno trovato la morte nel 1991 durante una spedizione in Giappone. Due sono i motivi. Il primo è che siamo di fronte a un progetto che ha lo statuto del film e non del documentario, una distinzione doverosa per chi non è un frequentatore della ricca e variegata produzione cinematografica del regista tedesco. Il secondo motivo costituisce tutta la chiave di accesso a The Fire Within. Infatti, più che in altri titoli recenti della carriera di Herzog (Nomad – In the Footsteps of Bruce Chatwin, tra tutti), qui l’autore sembra quasi farsi da parte, mettersi di lato per narrare una storia di cui non è co-protagonista né testimone, bensì cantore di un requiem. Non lo si vede mai, lo si sente solo e, tra l’altro, meno del solito.

Sorretta da una selezione musicale che slitta dalla Classica alle ballate da spaghetti western, l’esistenza dei coniugi Krafft sembra quasi raccontarsi da sé attraverso una cronologica raccolta d’immagini filmate da loro stessi o dai collaboratori. Li osserviamo indagare zone colpite da disastri naturali o andare direttamente nei luoghi dove tali disastri stanno avvenendo. Frane, eruzioni, terremoti, alluvioni. Tutto ciò che è catastrofe li affascina e lo documentano. Nel mostrare la vastità del loro girato (quasi tutto in 16mm) è interessante notare quanto Herzog platealmente elevi il collega Maurice Krafft (Katia era dedita più alla fotografia) a cineasta totale che s’impratichisce in brevissimo tempo con la cinepresa e sviluppa un’abilità più unica che rara nel catturare perfette sequenze da finimondo. È il segno di un talento rodato di viaggio in viaggio, non qualcosa d’innato. La bellezza e la potenza di alcune sue riprese di vulcani in attività hanno le caratteristiche proprie del Sublime: atterriscono, affascinano, incantano, spaventano. Herzog in almeno due frangenti parla di visioni che solo i sogni possono creare. Lo scopo di Maurice Krafft dunque non era quello di raccogliere materiale da studiare alla moviola e basta, ma d’imprimere su pellicola qualcosa di grandioso, uno spettacolo che solo la Natura può offrire nonostante i rischi, nonostante la certezza di stare portando avanti un work in progress eterno che con ogni probabilità – caso vuole che The Fire Within lo confermi – avrebbe potuto essere assemblato e “finito” solo da un soggetto esterno, non coinvolto direttamente.

L’incipit e il finale di The Fire Within si riallacciano in terra nipponica. Se la Natura non è mai Idillio poiché regolata dal caos, una certa qual serenità è tuttavia scolpita sui volti di Katia e Maurice mentre senza saperlo si recano verso morte certa nelle riprese (televisive) realizzate poche ore prima di venire inghiottiti da una nube incandescente nei pressi del Monte Unzen sull’isola di Kyūshū. Oggi sono macabramente ironiche le affermazioni dei due temerari durante l’ultima intervista: è l’ennesima sfida al destino cercando di coglierlo impreparato, qualcosa che in più di una occasione gli è riuscita. Quella volta in Giappone però la lotteria dell’Universo ha estratto i loro nomi.

Simone Tarditi
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