Rapito: la visione velata

Rapito: la visione velata

June 9, 2023 0 By Simone Tarditi

Con tutta la stima e il rispetto per il cinema di Steven Spielberg, meno male che un progetto come quello di Rapito sia finito nelle mani di Marco Bellocchio. Senza nulla togliere al primo e senza incensare troppo uno degli ultimi maestri del cinema italiano, è chiaro che con ogni probabilità Spielberg avrebbe concentrato l’attenzione sul bambino sottratto ai genitori finendo con l’elevarlo martirizzandolo, dipingendolo soltanto quale vittima in mano a dei carnefici. Sarebbe stata una verità parziale, non il quadro completo, cosa che Bellocchio, da parte sua invece, ha cercato (con successo) di portare a termine, dando equo spazio tanto al crimine commesso e alle zone d’ombra di questa vicenda quanto alle contraddizioni del giovane protagonista. Spielberg ci avrebbe condotto nei territori del buonismo e del pietismo, Bellocchio del pragmatismo e dello scetticismo.

La speculazione circa un film che non vedremo mai termina qui perché, Deo gratias, lo straordinario Rapito ha le caratteristiche per sopravvivere al tempo in virtù della potenza delle sue immagini e della sua narrazione, un tour de force di due ore privo di momenti morti o attimi di stanca. Una storia vecchia di centosessant’anni che, da prassi del regista, riflette fenomeni sempre validi: l’accentramento e il delirio per il potere, l’alba dei cambiamenti sociali, le paure del progresso, il ruolo dei media (qui, per motivi storici, dell’esclusivo medium della stampa), la ferocia come strumento educativo, l’accanimento nel perseguire ideali fallaci, le lotte del singolo e la lotta della comunità, i piramidali ordini superiori.

Un aspetto di Rapito su cui vale la pena soffermarsi è quello legato all’atto del vedere, al rapporto tra cosa esista davvero e cosa ci si immagina, tra ciò in cui si crede e ciò da cui ci si protegge. Sono due i momenti chiave in cui l’Edgardo Mortara ancora fanciullo cela se stesso dietro un tessuto per difendersi da agenti esterni. A inizio film scappa da chi è venuto per portarlo via dalla famiglia e trova rifugio sotto il vestito della madre quasi la donna potesse renderlo invisibile, impedendone così la sottrazione. Lo stratagemma regala qualche secondo in più tra genitore e figlio, ma di fatto non funziona. Più avanti in Rapito, Edgardo verrà celato dai pesanti abiti papali mentre gioca a nascondino con altri bambini. Nonostante il coetaneo abbia capito benissimo dove sia, qui la protezione ha effetto perché il Papa tutto può, anche occultare ciò che è altresì evidente. È uno dei tanti “ribaltamenti prospettici” che Rapito fa rispetto a delle scene precedenti: la madre di Edgardo non ha potuto celarlo, il Papa sì perché ha più potere di lei. A quel punto il protagonista decide di prestare fedeltà assoluta al pontefice: recide il cordone ombelicale e chiude gli occhi rispetto alla verità (l’affetto materno) per aprirli sull’inconsistenza dei dogmi della Chiesa, condannandosi a una realtà mascherata.

Simone Tarditi
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