The Flash, pensarlo prima e arrivare dopo

The Flash, pensarlo prima e arrivare dopo

June 14, 2023 0 By Gabriele Barducci

Il contesto su cui si avviluppano le vicende prima produttive e poi narrative di The Flash ha quasi dell’assurdo: film con una produzione travagliata, pensato circa cinque anni fa, quando non c’era l’ombra di discorsi concreti sul concetto di Multiverso e simili, per poi essere bersaglio di ritardi, stop, riscritture e problemi con la giustizia di Ezra Miller.

Il risultato è quello di arrivare in sala in ritardo, con il fiatone e questo premio tutto particolare di aver impostato questo film anni fa, aver temporeggiato, con altri studi che hanno approfittato della situazione per presentare il loro Multiverso (QUI e QUI) e dunque The Flash, l’uomo più veloce del mondo, arriva in ritardo, con l’affanno e nonostante tutto, consegna al pubblico un buon film.

Di cinecomics siamo destinati a perire in modo drastico: dalla piacevole novità e variante al cinema per ragazzi, ora siamo completamente pieni di produzioni e universi narrativi che prendono piede appena voltiamo lo sguardo altrove. The Flash gioca le sue ultime carte, con un universo narrativo ormai prossimo alla chiusura, anzi, sarà proprio questo film lo snodo per “resettare” tutto in attesa della costruzione del nuovo DCU da parte di James Gunn.

Ecco dunque che il velocista scarlatto, tutto cibo e velocità, deve rallentare, ragionare, pensare alle sue azioni e non guardare al proprio ego. Creare il proprio futuro è probabilmente più saggio e importante della riparazione di un passato che forse, deve rimanere tale.

Nel multiverso non c’è il Batman di Ben Affleck, ma torna quello di Michael Keaton. La casacca dell’azzurrone diventa di proprietà femminile di una Supergirl un po’ troppo sprecata e senza un adeguato background, ma poco importa, giacché il protagonista è proprio Flash e di Barry Allen si deve parlare.

La prima parte del film è estremamente pasticciata, ma cresce di identità e consapevolezza minuto dopo minuto. Inspiegabile l’uso massiccio – e in alcuni punti davvero imbarazzante – della CGI, mentre ci si lascia coccolare dal mantello di Batman di Keaton, sempre in forma e dal grande carisma.

Un film valido, convinto dei difetti come delle potenzialità a cui spicca più l’elemento emozionale che quello supereroistico, ma tanto vale per confezionare un film dedicato agli appassionati veri, lasciando il Cinema a poche sequenze, ispiratissime, ma poche per salvare la baracca.

Gabriele Barducci
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