Il Cinema Ritrovato 2023: l’abominevole universo interiore di Dr. Jekyll and Mr. Hyde

Il Cinema Ritrovato 2023: l’abominevole universo interiore di Dr. Jekyll and Mr. Hyde

June 25, 2023 0 By Simone Tarditi

A lungo pressoché invisibile – specie in tutte le sue parti – e celebre per essere stato nel 1932 film d’apertura alla prima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Dr. Jekyll and Mr. Hyde atterra con un restauro alla trentasettesima edizione del Cinema Ritrovato di Bologna. Della pellicola diretta da Rouben Mamoulian si ricorda anche un altro elemento: l’intelligente impiego delle soggettive attraverso le quali l’immedesimazione del pubblico nei panni del protagonista si fa assoluta. A ben vedere, proprio da questo punto si può diramare un percorso ideale capace di condurre al cuore del film.

È già l’incipit di Dr. Jekyll and Mr. Hyde a fornire non tanto una chiave di lettura, quanto un libretto d’istruzioni per entrare pienamente nella storia. I primi minuti sono una soggettiva di Fredric March di cui ci vengono mostrati tutti i movimenti da quando in casa suona l’organo a quando, uscito, sale su una carrozza. Per la tecnologia del 1931 è una scena dalla difficile realizzazione, ancor più essendo sotto forma di punto di vista. Quello di Mamoulian non è solo virtuosismo. C’è un significato preciso dietro questa scelta stilistica e lo si capisce quando si assiste al finto riflesso di March che si specchia (in realtà la mdp mostra l’attore stesso all’interno di una cornice, è il pubblico a illudersi che sia uno specchio): noi siamo quell’individuo all’apparenza normale e che invece, com’è risaputo, nasconde un mostro. Anche perché questo non è un unicum, di POV è pieno Dr. Jekyll and Mr. Hyde. E più aumentano, più prende il sopravvento il lato peggiore del protagonista. La bestia governata da istinti e impulsi vince sulla mente brillante dell’aristocratico uomo di scienza. Il dissidio lo si constata osservandolo ai suoi punti estremi: da una parte un universo creato dall’uomo inseguendo il principio della bellezza (musica “alta”, dipinti antichi, tappezzerie nobiliari, serene prospettive per il futuro, …), dall’altra un individuo dall’aspetto scimmiesco e repellente dotato di forza sovrumana, agilità e risata diabolica. Hyde è maleducato, cattivo, manipola il prossimo, dà ordini a tutti e incute così timore da riuscire a ottenere quello che vuole. Esattamente l’antitesi di chi è quando è Jekyll, ossia di quando è normale. Via via che il film scorre, Mamoulian si concentra sulle “fasi da mostro” perché ormai il destino del personaggio è segnato: si noti come i capelli di Hyde diventino sempre più arruffati, la pelle sempre più irsuta. Anche il cranio cambia forma, allungandosi alla sommità come quello di uno scimpanzé. L’apoteosi nel raffigurare la dualità tra bello e brutto, tra evoluto e primitivo, la si raggiunge verso la fine quando Hyde strangola fino alla morte la prostituta Ivy, ma a quest’immagine di una violenza insostenibile Mamoulian ne contrappone un’altra: mentre l’omicidio si compie, la cinepresa va infatti a inquadrare una copia della scultura Amore e Psiche di Antonio Canova. Uno dei più eccelsi esempi di armonia statuaria è qui utilizzato per simboleggiare, nonostante tutto, la vittoria del progresso e della bellezza, ma anche per denotare che l’evoluzione è solo questione di dove incanalare il genio, rifuggendo la brutalità e andando altresì alla ricerca della ragione. Con tutti gli inciampi del caso.

Simone Tarditi
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