L’allarmante tecnologia dell’informazione in Mission: Impossible – Dead Reckoning

L’allarmante tecnologia dell’informazione in Mission: Impossible – Dead Reckoning

July 14, 2023 0 By Simone Tarditi

Lo scalognato Mission: Impossible – Dead Reckoning è stato finalmente dato alla luce dei cinema. Scalognato perché tra esplosioni e riprese pandemiche ha subito uno stop dopo l’altro: le riprese sono ufficialmente durate un anno, da settembre 2020 a settembre 2021, ma è lecito credere che nel 2022 si sia andati avanti a girare, tanto ormai quello che doveva essere un solo film si è come “splittato” in due parti di tre ore caduna. La serie di partenze, arresti e ripartenze ha comunque inficiato sullo schermo quel senso di omogeneità complessiva che era stato raggiunto con i capitoli 5 e, soprattutto, 6. La parte I di Dead Reckoning è altalenante, specie quando il montaggio è costretto a sopperire a una mancanza di continuità dovuta alle problematiche che il Covid ha imposto alla produzione, lo si nota anzitutto nelle parentesi girate in terra italiana (una lugubre e pacchiana Venezia; una soleggiata e caotica Roma), però porta avanti un argomento che, se non altro concettualmente, è di grande fascino oltre che di grande attualità.

La tecnologia dell’informazione è nel film l’unico vero nemico con cui Ethan Hunt & Co. si trovano a dover combattere. Il cervellone elaboratore di dati digitali è soprannominato “L’entità” (suprema, verrebbe da dire) e la lotta per domarla è impari, al pari di quella di un’umanità di dimensioni lillipuziane al cospetto di un Dio che tutto può. Più inquietante del peggiore dei villain e più pericolosa della più grande cellula terroristica, l’intelligenza artificiale a capo di ogni device può far passare per verità qualsiasi invenzione, può modificare il reale e far credere che sia diverso da come davvero sia, può scomparire senza lasciar traccia e può depistare anche il più segugio degli hacker. Dead Reckoning racconta di come il genere umano (quello in carne e ossa, non quello fittizio del cinema) ha modellato nella tecnologia la figura di una divinità che ha poi scelto di venerare in maniera incondizionata, accettando di venire un giorno anche schiacciato e poi sostituito. Come ogni creatura divina anch’essa è imperfetta e la speranza di una sua sconfitta è riposta nella parte II prevista per il 2024. Una paranoia, quindi, completamente giustificabile e che trova la sua ragion d’esistere nella contemporaneità. E chissà se è qualcosa con cui invece Tom Cruise si è interrogato da sempre. Il dubbio viene perché, intervistato attorno ad Eyes Wide Shut, ha in più d’una occasione rievocato il ricordo di quando bambino andò a vedere 2001: Odissea nello spazio assieme a suo padre. In fondo, questo Dead Reckoning altro non è che un rimescolamento (con tanto di ingredienti extra) dell’idea kubrickiana di una tecnologia che, ribellatasi all’Uomo, si trasforma in un mostro.

Simone Tarditi
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