Oppenheimer, responsabilità e futuro

Oppenheimer, responsabilità e futuro

August 21, 2023 0 By Gabriele Barducci

Se c’è una parola che può riassumere la struttura narrativa di Oppenheimer è Responsabilità.

La responsabilità di un uomo verso il futuro, verso il pianeta, verso gli abitanti dello stesso, persone come lui, fratelli, sorelle e figli. C’è questa scena, posta a meno di un’ora (di tre totale) dall’inizio del film, dove il fisico, non ancora messo a capo del progetto Manhattan, torna a casa dopo una giornata di lavoro all’università. La moglie lo attende al buio del salone, ennesimo bicchiere di vino mandato giù e pianti isterici del loro figlio neonato da un’altra stanza. Lei è stufa di stare sempre a casa da sola a occuparsi del figlio mentre lui è fuori a lavorare.

Oppenheimer prende il neonato, quasi fosse un pacco, un oggetto, qualcosa che al momento è fastidio in carne e ossa e lo porta a casa di alcuni amici, chiedendo se possono prenderlo loro, perché lui e la moglie si ritengono “cattivi genitori”. La coppia di amici guardano basiti l’uomo, così piccolo, mingherlino, eppure capace di fare una richiesta così assurda. Davanti a loro hanno un uomo che, nonostante il proprio ruolo, sembra essere estremamente in difficoltà, quasi da abbandonare in un primo momento la speranza del proprio futuro, della propria discendenza, a favore di una crisi momentanea, una debolezza che riguarda più l’egoismo piuttosto che la salvaguardia della specie o della proprie immortalità tramite la procreazione.

Nel film meno Nolaniano di Nolan, il regista inglese non si sofferma tanto sull’evento storico, bensì come suggerisce il titolo, il focus e il canovaccio narrativo si avviluppa attorno l’uomo. Oppenheimer è un giovane fisico, uno dei più brilanti e per questo viene messo a capo del progetto Manhattan, dunque riunire la più grande squadra di scienziati e fisici per la costruzione di un ordigno nucleare che possa mettere fine al secondo conflitto mondiale.

Dalla voglia di superare i propri limiti, alla parabola di Icaro, a compito avvenuto c’è il ripensamento, mettersi contro il Governo che chiedere al fisico di iniziare una costruzione continua e in massa di ordigni nucleari, questo perché come già successo in Richard Jewell, l’America è quel luogo eternamente contraddittorio, dove elogia i propri eroi se sono favorevoli alle azioni politiche, ma appena c’è un ripensamento – o la minaccia delle spie comuniste – tutti i capi di governo si armano per distruggerti, perché o con noi o contro di noi. Non ha caso Oppenheimer è un film che avrebbe potuto dirigerlo Eastwood con la stessa grazia e contesto narrativo, a cui però Nolan dona sempre la rilettura dei suoi temi.

La paura del futuro, il tempo come unità di misura di una crisi passata (la Seconda Guerra Mondiale) e un’altra in arrivo (Oppenheimer partorisce a tutti gli effetti le ansie da conflitto nucleare e la corsa agli armamenti), il tutto senza mai mettere sulla croce questa o l’altra persona. Oppenheimer è un film verboso, tanto, pieno di nozioni, nomi, eventi, personaggi, un cast assolutamente stellare al servizio di quello che potrebbe essere annoverato tra i migliori lavori del regista inglese.

A margine: che bello tornare a vedere Robert Downey Jr. esprimere il suo piacevolissimo talento dopo anni di armatura di latta o riletture di investigatori inglesi.

Gabriele Barducci