TFF41: Quest’anno metti The Holdovers sotto l’albero di Natale

TFF41: Quest’anno metti The Holdovers sotto l’albero di Natale

December 7, 2023 0 By Simone Tarditi

La sorpresa non è che Alexander Payne abbia fatto un bel film – quello è abbastanza scontato – ma che il suo The Holdovers si vada a collocare istantaneamente nella lista dei migliori titoli da vedere a Natale. Il regista ha infatti realizzato un gioiello, forse il suo capolavoro, rinverdendo la tradizione dei film ambientati durante le Feste e in questo periodo, quindi, ancor più interessanti da vedere. Previsto nelle sale italiane per il 18 gennaio 2024 (a festività concluse, nonostante fosse stata inizialmente preannunciata un’uscita entro la fine dell’anno), The Holdovers è stato uno degli appuntamenti di punta della quarantunesima edizione del TFF. Sale piene? Sold out a ogni proiezione? Diciamo che il film è stato uno di quelli più presi d’assalto, ma che c’è stato anche chi se l’è perso (all’ultima proiezione in tanti hanno preferito la masterclass di Oliver Stone che vi si accavallava nella medesima fascia oraria delle 12).

Barton Academy, New England. Durante le vacanze di Natale del 1970 il professore di lettere classiche Paul Hunham (Paul Giamatti) viene punito dal preside per essere stato troppo severo con uno studente “intoccabile” in quanto protetto da una famiglia influente. La pena inflitta è di trascorrere le Feste all’interno dell’istituto con una manciata di ragazzi che non sono tornati a casa a trascorrere del tempo coi loro cari. A un certo punto, una svolta fa sì che Paul rimanga a occuparsi di solo uno degli studenti, Angus (l’esordiente Dominic Sessa), ed è l’inizio di un’avventura che porterà entrambi a scoprire qualcosa l’uno dell’altro. Inutile dire che Paul diventi una specie di padre putativo per Angus e, viceversa, l’uomo si affezioni al ragazzo come se fosse, se non proprio un suo figlio, perlomeno un nipote. Ai due si aggiunge la figura di Mary (Da’Vine Joy Randolph), la cuoca della scuola, un’afroamericana senza più né un marito né un figlio, il primo morto sul lavoro e il secondo in Vietnam. Si forma così un quadretto famigliare costituito da tre solitudini molto diverse: Paul ha impostato la sua esistenza per stare asceticamente da solo, Angus è stato “dimenticato” da entrambi i genitori di sangue, Mary si è trovata da sola e sta cercando di far di tutto per sopravvivere. Questo umano trittico, costretto a trascorrere molto tempo insieme, finirà col completarsi vicendevolmente. Almeno fino al termine delle festività natalizie.

Per questa sua natura, qui brevemente riepilogata, The Holdovers è un film destinato a tutti, giovani e meno giovani, la cui trama verte proprio sul trovare un punto d’incontro intergenerazionale (e interrazziale) e sul provare empatia reciproca al di là dell’estrazione sociale, dei vissuti, dell’età. Come da prassi nel cinema di Alexander Payne, d’altronde. Divertente e al contempo doloroso, The Holdovers infonde di nostalgia ogni metro di pellicola con la quale sembra essere stato girato. La grana delle immagini, le tinte opache e i colori mai troppo accesi, rimandano la mente al cinema degli anni Settanta e farebbero giustamente pensare che sia stata usata dell’autentica pellicola, ma (purtroppo?) non è così. The Holdovers è stato girato in digitale e solo in post-produzione si è potuta praticare la magia tecnologica che ha reso il look identico a quello di un film della New Hollywood, a cui poi è seguita una stampa in 35mm. Le musiche folk fanno il resto nel compiere questo miracolo di Natale. Grazie, Payne.

Simone Tarditi