Viva Dada: in memoria di Alda Grimaldi (1919-2023)

Viva Dada: in memoria di Alda Grimaldi (1919-2023)

December 31, 2023 0 By Simone Tarditi

Ieri mattina, presso il Cimitero Monumentale di Torino, si sono svolti in grande riservatezza i funerali di Alda “Dada” Grimaldi, pioniera della Televisione italiana, scomparsa il 28 dicembre all’età di 104 anni. Seppur sia stata la più importante e la più lunga, la sola parentesi televisiva non rende merito di quanto ricche siano state la sua carriera e la sua vita. Incuriosito dal fatto che in un’intervista faceva un fugace riferimento all’aver lavorato al film Ossessione (1943), volli senza indugio provare a mettermi in contatto con lei: sentivo che avrebbe potuto esserci una grande storia in attesa di essere raccontata. Recuperai il suo numero di telefono fisso e un pomeriggio la chiamai. Era il marzo 2022. Rispose, mi presentai e lei non mi mandò a stendere, ma quasi. Disse di aver già raccontato tutto in altre sedi e che non aveva voglia di stare a ripetersi. Cercai di spiegarle quanto tenessi a quest’intervista: «Signora Grimaldi, la capisco, ma nelle interviste che ha rilasciato ha quasi sempre parlato solo del suo lavoro alla RAI, a me interesserebbe scoprire cos’è accaduto prima, quando era studentessa al CSC e poi attrice alla FERT. Sono di Torino come lei, amo il cinema, specie quello del passato e vorrei sapere questo, quello e quell’altro». Le recitai la lista di domande che avrei voluto farle. Dall’altra parte della cornetta il silenzio. La sentivo respirare e mi aspettavo solo che attaccasse. Non sarei stato a disturbarla di nuovo. Si suole dire: domandare è lecito (ma fino a che punto? Me lo son sempre chiesto), rispondere è cortesia. E lei, fosse anche solo per i suoi 102 anni, aveva ogni diritto a non rispondere. L’avrei accettato. Ho sempre detestato insistere e detesto la gente che ti prende per sfinimento. Dopo un interminabile e imprecisato numero di secondi mi disse: «Senta, mi dia qualche giorno per riordinare le idee. Mi chiami la prossima settimana». Fissammo una data, la ringraziai e ci salutammo.

La chiacchierata fu poi su toni completamente diversi. Alda fu di una gentilezza, cortesia e disponibilità senza pari. La lunga intervista (tuttora inedita in vista di una futura pubblicazione) andò oltre ogni mia aspettativa: raccontò di tutto e di più in una maniera così dettagliata da sconvolgermi. Gli aneddoti s’intrecciavano gli uni con gli altri al punto che, mentre parlava, dovette cercare su Internet i nomi di persone che nominava e che non conoscevo. C’era lei che già da ragazzina, in campagna d’estate, dirigeva i suoi coetanei in spettacolini improvvisati sul momento, come poi, più di vent’anni dopo, avrebbe fatto con il fior fiore di attori e attrici alla RAI. C’era lei che sul finire degli anni Trenta, assieme all’amico Virgilio Sabel, girava un breve film finanziato niente meno che dal mecenate biellese Riccardo Gualino. Un film di cui è scomparsa ogni traccia e che non è mai riuscita a recuperare. C’era lei a Roma nel 1940, dopo aver vinto una borsa di studio al Centro Sperimentale di Cinematografia, che avrebbe voluto seguire i corsi di regia il cui accesso era però impedito alle donne. Così dovette avvicinarsi al montaggio e alla recitazione (anche se quest’ultima le interessava poco, come testimoniato dai pochissimi film che, rientrata a Torino, fece da attrice presso la FERT). Fu al CSC che venne soprannominata “Dada” da un suo amico e compagno di studi: il futuro regista Giuseppe De Santis, il quale nel 1942 (l’anno di perfezionamento seguito alla fine degli studi) la portò da Visconti che stava cercando una stenografa addetta ai dialoghi del suo esordio dietro la macchina da presa: Ossessione.

Trovarmi ad ascoltarla mentre narrava minuziosamente fatti avvenuti ottant’anni prima mi creò un senso di vertigine dal quale non credo di essermi mai ripreso del tutto. Ogni intervista è uno scavo nel passato, questa era come stare esperendo un atto straordinario, irripetibile. Ossessione non è solo il primo lungometraggio di Luchino Visconti, ma anche un pilastro della cinematografia italiana e Alda, ventiduenne alla fine del suo apprendistato al Centro Sperimentale, era lì prima, durante e dopo le riprese. C’era quando veniva scritta la sceneggiatura, c’era quando il film veniva girato, c’era mentre veniva montato. E me ne parlava come se quei fatti fossero avvenuti il giorno prima. Invece era il 2022, un’Era geologica rispetto ai primi anni Quaranta. L’Italia di allora, banale dirlo, era completamente diversa da quella nella quale lei stava ancora vivendo. Un’Italia per altro scossa dalla guerra, anche se, proprio in quel periodo così complesso e difficile per tutti, lei riuscì a porre le basi per il suo futuro. «Saltavo da una cosa all’altra con grande semplicità: dalla radio al cinema passando per il teatro. Io ero di animo curioso e ho imparato da ognuno che aveva qualcosa da insegnare», disse per spiegarmi il perché abbia fatto di tutto nel decennio compreso tra Ossessione e l’inizio del lavoro in RAI: attrice, doppiatrice, speaker alla radio, segretaria di edizione, aiuto regista, arredatrice di scena, costumista. Mi spiegò che se non fosse stata così versatile non ce l’avrebbe mai fatta.

Alda Grimaldi se n’è andata silenziosamente, come silenziosa si era svolta la sua vita. Nonostante abbia vissuto un’esistenza piena di avvenimenti, nonostante abbia conosciuto mezzo mondo, nonostante abbia contribuito alla rivoluzione del mondo dell’intrattenimento con una serie di programmi alla RAI che hanno influenzato per sempre la TV, non ha mai voluto scrivere un’autobiografia. Proprio lei, che amava i libri più di ogni altra cosa. E non ha mai voluto mettersi sotto i riflettori, forse proprio per differenziarsi da quella gente che invece ama farlo. Le sue interviste si contano sulle dita di due mani e la maggior parte di queste sono dell’ultimissimo frangente della sua lunga vita. La sua discrezione lascia un vuoto ancora più grande. Spero che in futuro ci potrà essere modo di rendere omaggio a questa personalità così importante. Con il rispetto che merita.

Simone Tarditi