L’ordine del tempo c’informa che forse meriteremmo l’estinzione

L’ordine del tempo c’informa che forse meriteremmo l’estinzione

January 25, 2024 0 By Simone Tarditi

Nel guardare L’ordine del tempo, si ha l’impressione che i protagonisti meriterebbero che quel “pietrone” dallo spazio si schiantasse sulla Terra e ponesse fine alle loro esistenze. L’apocalisse paventata lungo tutto l’arco narrativo diventa quasi una speranza, un desiderio che nella cornice del film si vorrebbe vedere realizzato. Questo perché l’alta borghesia rappresentata, che si vergogna del proprio benessere pur non rinunciandovi per nessun motivo (un’ossessione del nostro caro cinema italiano), è così insopportabile da spingere a pensare che, una volta eliminata, non si potrebbe che trarne un giovamento. L’estinzione. Così da non dovere almeno sentire parlare quella gente.

«Non mi va che fare soldi a palate mi faccia un ricco che non sa più allacciarsi le scarpe» canta Marracash in Dubbi. I personaggi di L’ordine del tempo viaggiano su questa stessa linea: c’è chi porta delle arance a una domestica (sudamericana, ovvio) e le chiede una spremuta; c’è chi non sa fare un caffè o tagliare una fetta di torta; c’è chi sa parlare solo dei viaggi fatti e di quelli che vuole fare; c’è chi vede il mondo solo come un giro d’affari; c’è chi ha compiuto una scalata sociale e ignora anche la più stupida delle conoscenze; c’è chi fa la morale al prossimo senza vedere quanto faccia schifo a sua volta, e così via. Scienziati, psicanalisti, trader, giornalisti, messi insieme non fanno l’umanità della povera donna che sta dietro a ogni loro capriccio. I soldi, a quanto pare, non fanno la felicità né rendono migliori.

L’ordine del tempo racconterà anche di questa imminente fine del mondo che purtroppo non arriva mai, però la conseguenza più evidente (e probabilmente non voluta) riguarda la repulsione che si scatena nel dover seguire i pensieri e la banalità dei protagonisti, con l’orrore di trovare di fronte a quello specchio il proprio riflesso. Quello di L’ordine del tempo è il ritratto di un palcoscenico globalizzato che incorona la ricchezza e l’assenza di pensieri profondi (o di pensieri alcuni) come orizzonte verso cui la società si dirige, ambendo essa al raggiungimento dell’ozio dopo una stagione lavorativa più breve possibile. I nostri personaggi non vogliono abbandonare tale prospettiva, poco importa se dentro ognuno di loro pulsi il caos e pesino gli errori fatti, le decisioni sbagliate e pure quelle giuste che non hanno portato a nulla. Osservandoli attraverso il microscopio, si finisce col provare pena per chi sono davvero, lontani (quasi tutti) da chi credono di essere, ma l’empatia è difficile da contemplare nel suo complesso. Una cosa è certa: dal torpore a cui L’ordine del tempo induce, ci si vorrebbe risvegliare diversi da quel che si è visto sullo schermo.

Simone Tarditi