C’è ancora domani, le donne che hanno fatto l’Italia

C’è ancora domani, le donne che hanno fatto l’Italia

February 12, 2024 0 By Gabriele Barducci

C’è ancora domani è un film buffo, figlio dell’esperienza dentro e fuori dal set di Paola Cortellesi, capace di amalgamare e mettere ordine in una struttura narrativa estremamente particolare, con un film a tratti cupo e divertente, intriso di violenza che si mostra su schermo con un film di ironica, quasi romanzandola dietro momenti musicali.

Ma come tale, se c’è una pistola e questa prima o poi sparerà un colpo, il primo e unico schiaffo lo vediamo subito, nei primi dieci secondi del film, ancor prima del titolo di testa, quasi a mettere in pieno conforto lo spettatore annunciando il tenore del film.

Delia è dunque una donna sposata con un uomo burbero e violento, con tre figli. Mentre questi sono fuori, chi a lavorare (marito e figlia maggiore, che non potendo studiare, aiuta economicamente) e chi a scuola (i due figli minori maschi), la donna attraversa le strade di Roma all’impazzata, perdendosi in mille lavoretti, quelli utili per portare soldi extra a casa, soldi anche importanti vista la situazione del Paese, in pieno dopoguerra, con gli avamposti di soldati americani ancora presenti e una voglia di ripartire.

Al netto dell’operazione del film, sicuramente interessante, a tratti brillante pur con delle scelte narrative dedite all’obiettivo del film e poco coerenti con il resto del tessuto narrativo, C’è ancora domani è un film di donne, ma di quelle donne che hanno costruire l’Italia nel momento della ricostruzione generale.

Sullo sfondo il voto tra Repubblica e Monarchia, dunque la prima volta che anche le donne si potevano recare alle urne, dunque non è più solo un discorso di donne in casa a nutrire e crescere la famiglia, bensì un abbraccio materno che racchiude tutto il Paese.

Per quanto diverse, di ceto diverso e situazione familiare più o meno migliore di altre, tutte le donne che si vedono nel film solo un album di figurine di casi, alcuni più positivi di altri, ma il fine è comune, con la voglia di esprimere se stesse alle urne, non più donne fantasma che portano avanti anche un’economia importante, forse più dei loro mariti, bensì una tacita guerra interiore che trova nelle urne la sfida finale.

Un cambiamento, tangibile, che nel film si veicola tramite i visi e le scelte di questi personaggi femminili, tutti diversi, unite però da un obiettivo comune: essere portatrici del cambiamento.

Gabriele Barducci
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