Tutti invitati allo Tsalal Cine Club di True Detective: Night Country

Tutti invitati allo Tsalal Cine Club di True Detective: Night Country

February 27, 2024 0 By Simone Tarditi

Già la prima puntata di True Detective: Night Country, quarto installment della serie creata da Nic Pizzolato (con una quinta già in lavorazione, sempre per la penna e la regia della showrunner Issa López), offre al pubblico le coordinate per orientarsi lungo le sei puntate. Nello specifico, è una chiave offerta al pubblico generalista, poiché quello più cinefilo non ne ha bisogno. Vediamola nel dettaglio.

Elizabeth Danvers (Jodie Foster), capo della polizia locale di Ennis (Alaska), viene chiamata di gran fretta alla stazione di ricerca Tsalal per fare luce su un caso di sparizione. Proprio mentre costei s’ingegna, come prima cosa, a staccare l’impianto stereo dal quale sta venendo pompata una musica per lei insopportabile (la cover di un pezzo dei Beatles, Twist and Shout, dal film Una pazza giornata di vacanza, in loop), ci viene mostrata in un’anta la collezione DVD degli studiosi che lavora(va)no a Tsalal. Ed è un’epifania.

Sono tre gli scomparti che abbiamo modo di vedere: in quello più in basso c’è un’edizione speciale di La cosa (John Carpenter, 1982), di fianco a una normale edizione di Alien³ (David Fincher, 1992). Ecco: se le atmosfere glaciali e l’idea di un mistero (dalle caratteristiche paranormali) che si origina dentro le mura di una base scientifica non fossero state di per sé sufficienti a richiamare alla memoria il capolavoro del genere horror-fantascientifico, True Detective: Night Country decide di giocare da subito a carte scoperte, confessando quale sia l’influenza più grande. La scelta di collocare anche una copia dell’esordio di Fincher ha invece una funzione rafforzativa rispetto a La cosa: quel che ci viene comunicato è che incontreremo nel corso della stagione un organismo che sfugge alle regole della Natura conosciuta. Ovviamente senza richiami agli Xenomorfi.

Sul piano sopra si cambia registro, dal momento che ci sono soprattutto commedie: Kangaroo Jack – Prendi i soldi e salta (David McNally, 2003), American Beauty (Sam Mendes, 1999), Spy (serie tv britannica del 2011-2012, andata in onda su Sky), The Losers (Sylvain White, 2010), Licenza di matrimonio (Ken Kwapis, 2007) e altri DVD non meglio identificati. Al terzo e ultimo, si oscilla tra il genere drammatico e il fantastico: la serie NOS4A2 (2019-2020), un capitolo di Il signore degli anelli di Peter Jackson, Night of the Orangutan (1992) nell’originale versione svedese dal titolo Min store tjocke far.

Nel piano di mezzo colpisce la presenza di Chato (Chato’s Land, 1972, diretto da Michael Winner), poiché è il prodotto che più si avvicina a uno dei filoni principali della narrazione di True Detective: Night Country, ossia quello legato alla riappropriazione della propria terra da parte della popolazione “indigena”. Chato ha per omonimo protagonista (interpretato da Charles Bronson in uno dei suoi ruoli più iconici) un meticcio apache assetato di vendetta nei confronti di alcuni bianchi che si sono dimostratisi particolarmente ostili verso di lui. Il personaggio di Chato rappresenta ovviamente tutti i nativi oppressi dagli invasori, ma al di là della storia americana più remota, il film sembra parlare anche degli afroamericani e di quelle popolazioni oltreoceano schiacciate dall’imperialismo statunitense (si sta infatti ancora svolgendo la guerra del Vietnam). Quello di Chato è uno sfogo irrealizzabile nel mondo fuori dalla sala, un regolamento di conti impossibile, ma non importa: il cinema deve illudere e al contempo rafforzare alcuni convincimenti. Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, il film rimane come uno dei western più importanti dell’Era post-New Hollywood: qualche valore lo deve pur avere avuto sin dalla sua uscita. Il fatto che venga richiamato, pur silenziosamente, in True Detective: Night Country ne è la prova, oltre che essere un invito alla sua (fondamentale) visione.

Questa ricognizione attorno alle visioni effettuate dal gruppo di uomini impiegati presso Tsalal conferma un’informazione nota: tolta la scienza, non doveva esserci molto nelle loro sopraffine (?) menti. E per avere un’ulteriore conferma, basterebbe censire i giochi da tavolo che nella stessa scena si vedono impilati altrove. Insomma, l’auto-isolamento con la motivazione del lavoro si configurerebbe anche e soprattutto come scusa per esiliarsi dalla società e, più che ricercare un codice genetico alieno per l’immortalità, non diventare adulti. Un po’ bambinoni, un po’ criminali e un po’ assassini a sangue freddo (tanto misogini quanto misandriche saranno le donne che, come Chato, si organizzeranno per vendicarsi), gli individui residenti a Tsalal rappresenterebbero non un’élite di cervelloni, bensì degli adepti che hanno viziato i nobili intenti della scienza. La corruzione morale raccontata in True Detective: Night Country passerebbe quindi anche attraverso l’ozio, emblematizzato dal cinema e dalla serialità.

 

Simone Tarditi