Finiremo col diventare tutti come Robocop

Finiremo col diventare tutti come Robocop

March 8, 2024 0 By Simone Tarditi

Ci siamo: il futuro è arrivato. O, se non altro, lo si può scorgere sempre più nitidamente ogni giorno che passa. L’essere umano è destinato a diventare per metà di carne, ossa, sangue, e per metà di circuiti elettrici, componenti cibernetiche. Lo spirito sarà una zona franca, di scambi e commistioni di materiali vari. A fine gennaio, i picchi neuronali rilevati dopo il primo impianto di microchip in un cervello umano hanno aperto le porte, concettualmente e cognitivamente, di un nuovo universo. I successi di Neuralink permettono di distinguere in Elon Musk la figura di un imprenditore visionario che si crede semidio, il quale dalla Terra ascenderà ai cieli, allo spazio, e non viceversa. Egli è il Messia di una guerra santa scatenata contro la Natura, contro l’Ordine delle cose? L’Uomo plasmato come cera da Musk non ne potrebbe più della gabbia in cui è costretto e vedrebbe i propri limiti come catene da rompere: là, dove solo l’immaginazione può arrivare – e in molti casi manco quella – c’è un cosmo percettivo da attraversare e conquistare come un terreno di battaglia. Che abominio.

La fantascienza ha educato, allenato e mostrato percorsi. Si prenda Robocop e lo si riveda adesso, quasi quarant’anni dopo, dimenticando il contesto politico nel quale si è originato. E, dopo essersi domandati come si possa preferire il Paul Verhoeven di oggi (quello di Elle e di Benedetta) piuttosto che quello di fine Ottanta – primi Novanta, si faccia caso a come la profezia di Musk in corso di avveramento non sia altro che una previsione di quello che potrebbe accadere al genere umano. Il protagonista del film, dopo che il suo corpo è stato distrutto in pressoché ogni sua parte, risorge per mezzo di un esperimento scientifico volto ad azzerargli la memoria oltre che a sostituirgli la struttura fisica.

In Robocop qualcosa va storto nella creazione di una macchina perfetta, ricordatelo a Musk. L’incubo dei martirii (che sono due: quello inflitto dalla gang e quello dai luminari della scienza) si estende alla coscienza col binomio memoria più dolore. L’origine della sofferenza è la stessa della spietatezza che il personaggio principale sviluppa poiché ha subito quest’ultima sia da parte di chi ha provato a ucciderlo, sia da chi l’ha reso un mostro. No, nel caso dei suoi “inventori” non si può parlare di salvezza: in quanto tecnicamente morto al momento dell’operazione, essi hanno potuto fare del protagonista quello che volevano, compreso mutilarlo di un arto superiore integro, giudicato un ostacolo per l’assemblaggio dell’automa. Non stupisce quindi che, nella seconda parte del film, il cyborg porti avanti una vendetta su più livelli (l’Ade criminale e l’upper-class): l’unica rivalsa possibile in un mondo imbarbarito è quella che risponde alla legge del taglione.

Simone Tarditi