Surrounded: appunti sparsi su un western appena uscito, ma già da riscoprire

Surrounded: appunti sparsi su un western appena uscito, ma già da riscoprire

May 7, 2024 0 By Simone Tarditi

Dal cestone dei western usciti e subito dimenticati oggi peschiamo Surrounded. Il film, diretto dal regista di videoclip musicali Anthony Mandler e rilasciato nell’ottobre 2023 direttamente su Amazon Prime, si fregia anche della distribuzione della MGM, segno che, di fatto, non si tratta di una robetta da quattro soldi, anche se il responso da parte del pubblico è stato nullo. Nel marasma di progetti lanciati sul mercato senza grande promozione, come se potessero camminare da soli sulle proprie gambe, succede spesso che film anche validi si perdano per strada. A volte basta un titolo sbagliato ed è il caso di Surrounded. Se già nella versione originale è un titolo che poco c’azzecca con la trama (vedere per credere), il disastro avviene con la traduzione letterale in italiano, Circondato, che, non solo conferma l’approssimativo titolo americano, ma risulta anche un errore madornale: il protagonista del film è una donna, non un uomo, benché la sua identità sia oggetto di mistificazione (più per gli altri personaggi che per gli spettatori). Se la lingua inglese non pone una distinzione di genere maschile/femminile, quella italiana sì, quindi l’aver optato per Circondato al posto di Circondata può significare una cosa sola: l’aver approvato un simile titolo senza neanche aver visionato il film che si andava a distribuire. Chiaro è che si sarebbe ovviato il problema optando per un’altra scelta, meno problematica sul piano linguistico. Oppure si sarebbe potuto conservare Surrounded, con tutti i suoi limiti. Non viviamo immersi in un mondo dove l’inglese è uno strumento per capirsi tutti? La risposta è sì. Usiamolo volentieri.

Surrounded è quindi un western un po’ sfortunato già nelle sue premesse, un peccato dal momento che è tutto tranne che un brutto film. Merita una visione nella maniera più assoluta, fosse anche solo per la splendida fotografia di Max Goldman (altro videoclipparo, come Mandler), che del controluce fa un uso magistrale. L’altro motivo per vederlo è la presenza nel cast di Michael Kenneth Williams, attore morto prematuramente qualche mese dopo la fine delle riprese. Una grave perdita, questo è sicuro. Surrounded è il suo ultimo film: un’uscita di scena nel segno di un personaggio ambiguo, un lupo solitario come spesso ne ha interpretati nel corso della sua brillante carriera.

Surrounded circondato recensione western spiegazione Letitia Wright Michael Kenneth Williams Jamie Bell

L’azione di Surrounded si svolge in New Mexico, nello specifico a Brushwood Gulch, che è “the last stop on the edge of the wild west”, come viene scritto nei cartelli iniziali, a denotarne la pericolosità: la civiltà termina superato quel luogo, da lì in avanti è terra inospitale. L’anno è il 1870, cinque anni dopo la fine della Guerra Civile. Momento altrettanto pericoloso perché l’odio tra nordisti e sudisti è ancora acceso e così anche il razzismo di questi ultimi nei confronti dei neri, alla cui categoria appartiene la protagonista del film, Mo Washington (Letitia Wright, che qualcuno ricorderà nella saga Black Panther), una liberta in viaggio verso la nuova vita che la aspetta in Colorado. Per Mo è un tragitto disperato: dovrà fare i conti col perdere tutto e col doversi difendere ancora più di quando era una schiava. Surrounded è questo: un western fatto di poche location, ambientato per il 99% all’aperto e per un buon 50% in piena notte. Tutto quello che la protagonista fa è lottare per sopravvivere, resistendo agli attacchi di tutti gli uomini che incontra (bianchi, neri, pellerossa) e giocando di astuzia più che di forza. Mo mente per proteggersi, sia quando si camuffa da uomo – pur tuttavia venendo tradita dalla dolcezza dei lineamenti e dalla voce –, sia quando non sfoggia le sue capacità (l’uso del revolver, per esempio) per illudere i suoi interlocutori sulla sua fragilità. Molto interessante è la backstory che la riguarda: racconta di essere diventata così non solo a causa della cattiveria dei bianchi, ma anche per aver preso parte (sempre sotto mentite spoglie) alla Guerra di Secessione, combattendo in prima linea. L’esercito è stato per lei una casa, una madre, un padre, una scuola: «Uniform made me feel free», dice a un certo punto, e si capisce dal racconto delle esperienze belliche che la sua identità è figlia del periodo trascorso con una divisa addosso.

Su queste pagine si parla spesso di come il cinema mainstream si stia deformando per accogliere ogni genere di minoranza nella propria conca. Intrattenimento e propaganda woke hanno trovato una sinergia che a una buona fetta di pubblico sembra convincere oltre che a piacere. I movimenti per i diritti si sono mischiati con lo show business: in fondo anche le lotte più sacrosante possono risultare in un giro d’affari. Non è una novità. La storia del cinema ha spesso visto un’infiltrazione delle politiche del momento e la libertà espressiva ha trovato raramente degli spazi in cui esistere. Surrounded ha però un merito: l’aver saputo narrare di queerness, di confusione identitaria, di disparità di genere, di emarginazione, di razzismo senza mai risultare pedante. Nel suo piccolo, questo western – che, ricordiamolo, è il genere machista per antonomasia – mostra come si possa portare avanti un messaggio politico e contemporaneamente fare in modo che esso non soffochi la narrazione. C’è quindi un modo di trovare un equilibrio tra l’esigenza di raccontare, intrattenendo di gusto, e quella di trattare temi attuali. Surrounded ne è la prova.

Simone Tarditi