Appunti sparsi su Furiosa: A Mad Max Saga

Appunti sparsi su Furiosa: A Mad Max Saga

June 27, 2024 0 By Simone Tarditi

Con quello che è stato uno dei colpi di scena della stagione cinematografica, Furiosa ha performato così poco al box office da avere plausibilmente chiuso le porte ai prossimi film della saga di Mad Max. Due ordini di motivi: i primi, casuali e frutto della sfiga, possono essere rintracciati nello scarso interesse che nel 2024 il pubblico sta dimostrando nei confronti dei blockbuster. Insomma, l’effetto Barbie e Oppenheimer sembra essersi spento presto, lasciando nella mente più una sensazione di vuoto cosmico che di pienezza o appagamento. Fumo negli occhi, in pratica. Oggi nulla pare durare nel tempo, oppure ci mette così tanto a entrare nell’immaginario collettivo da costituire un successo solo a posteriori. Se Furiosa fosse stato pronto per un’uscita nel 2023 sarebbe andato meglio al botteghino? Chi può dirlo.

Ben altri motivi sono quelli strutturali, legati al film in quanto tale e non in quanto fenomeno. Furiosa avrebbe potuto anche godere di una campagna marketing migliore, ma non sarebbe cambiato nulla perché il nuovo installment di George Miller parla una lingua ai limiti dell’incomprensibile per le masse. Furiosa è infatti un film prolisso pur non avendo praticamente dialoghi, ed è anche un film iperbolico pur raccontando una storia molto semplice. Questi sono difetti? No, sono meriti che lo differenziano da analoghe grosse produzioni fatte con lo stampino. Altro merito? Il lavoro fatto sulla distruzione degli orientamenti spaziali e temporali (sì, Furiosa è in pratica una lunga serie di ellissi, titoli di coda compresi).

Che venga spontaneo odiare o amare Furiosa, esso rimane un blockbuster a sé stante, creato senza fare i conti con chi sarebbe poi andato a vederlo, figlio di una visionarietà in via di estinzione, al di là del fatto che l’overdose di CGI, pur aprendo a potenzialità infinite, a tratti sembra uccidere la creatura-film. E se sul comparto visivo c’è poco da dire (anche qui: prendere o lasciare), un ragionamento attorno alla sceneggiatura può produrre riflessioni potenzialmente più feconde: la narrazione ha le pretese di un romanzo d’altri tempi, di un testo della letteratura classica, e non solo per la struttura a capitoli che opera una cesura netta tra le varie parti. L’ampio respiro epico del film genera comunque un paradosso: la trama di Furiosa è nel suo complesso così flebile e scarna da far dubitare che ve ne sia veramente una. All’apparenza, l’impianto drammaturgico si regge su un unico elemento: la vendetta, inseguita per oltre due ore e mai sfogata in maniera totale. A ben vedere, però, la vendetta si configura come scopo per dare senso all’esistenza della protagonista, ed è l’odio, contrappasso diretto dell’amore (e dell’innocenza) di cui la ragazza è stata privata, a costituire il vero motore della sua lotta per la sopravvivenza. In un mondo (ri)piombato in una condizione primitiva, popolato da esseri disumani governati dal puro istinto (come le bestie), l’odio che prova Furiosa diventa un valore degno di una nobiltà d’animo ormai perduta.

Allungato e spalmato in più puntate, il racconto di Furiosa avrebbe avuto più successo all’interno di un progetto seriale? Probabile – specie se consideriamo il globale abbassamento della soglia d’attenzione negli spettatori –, ma non avrebbe avuto più forza. Difficile, quindi, non ammirare il suicidio commerciale verso cui è stato diretto il film. Lunga gloria al coraggio e all’imprudenza scriteriata di Miller.

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Simone Tarditi