La delusione è cocente: purtroppo MaXXXine chiude con una stonatura la trilogia iniziata con X e proseguita con Pearl, e finisce schiacciato sotto il peso di un hype eccessivo. Il nuovo film di Ti West è fiacco, involuto, privo di tensione e senza ispirazione, costantemente in debito con il cinema del passato che vorrebbe omaggiare e che invece si limita a citare alla lettera. Scena dopo scena, in una progressione che allo scorrere dei minuti fa corrispondere lo svelamento di quanto sia grande il bidone, MaXXXine appare sempre più per quello che è davvero: un involucro vuoto. Ci meritavamo di meglio. Si ha come l’impressione che sia stato girato più per obbligo che per passione, più per soldi che per esigenza di voler raccontare una storia. Si avverte la stanchezza di chi sta lavorando per completare un ciclo e non ha voglia di farlo. Nulla di grave, succede spesso che i terzi capitoli non sia all’altezza dei precedenti. Ecco alcuni esempi: Il ritorno dello Jedi; Il cavaliere oscuro – Il ritorno; Matrix Revolutions; Rambo III. Anche se, va ammesso, ci sono casi in cui questo ragionamento denota tutti i suoi limiti: il terzo Indiana Jones, il terzo Die Hard, il terzo Signore degli Anelli.
Perché elencare dei titoli che non c’entrano nulla con MaXXXine? Perché quello di Ti West è un film imbevuto di metacinema al punto da finire annegato sotto la superficie delle citazioni, che vanno da Psycho ad Hardcore passando per le pellicole di Dario Argento, e delle autocitazioni (i nastri di V/H/S; la follia religiosa di The Sacrament; …). Parlare di cinema significa parlare di Hollywood, un luogo che secondo le logiche di un film che spazia dal thriller allo slasher non può che essere fetido, oltre che pericoloso. Un luogo che può essere molte cose e nessuna positiva. In MaXXXine conosciamo la Hollywood-troiaio quando l’omonima pornodiva viene costretta a mostrare il seno a favor di videocamera pure durante il provino di un film non a luci rosse; la Hollywood dei peep show, dove la summenzionata attrice lavora per sbarcare il lunario; la Hollywood mecca del cinema, dove alla protagonista viene subito detto che il marciume regna sovrano. C’è poi una Hollywood infestata dai fantasmi delle icone che ne hanno segnato il volto, che, però, più che Maxine Minx sembra colpire Ti West. In fondo, la Hollywood raffigurata in MaXXXine è niente di diverso dall’America a cui appartiene di diritto, dove la paura è un esercizio di potere. Da Ronald Reagan a Richard “The Night Stalker” Ramirez è solo questione di provenienza del terrore: dall’alto o dal basso?
Viene alla mente quello che diceva Jim Morrison nel settembre 1968: «Oggi, soprattutto negli USA, se vuoi diventare davvero una superstar devi essere un assassino o un politico. o qualcosa del genere». La fama a cui mira Maxine Minx è invece quella che possono garantire i riflettori di Hollywood. E lei, che arriva da un contesto lavorativo disprezzato dalla comunità, vede il cinema non pornografico come un mezzo per rinascere sotto nuove spoglie. Sì, ma a che prezzo la gloria? E quanto vale? Due domande da non porsi se si è focalizzati sull’obiettivo di diventare celebri, costi quel che costi. Tocca infatti essere disposti a tutto, persino a farsi sbranare dalla bestia infernale che è lo show business. Sarebbe meglio di no, ma anche morire potrebbe comunque costituire il raggiungimento di uno status eterno, basti pensare a Elizabeth Short, alias Black Dahlia, famosa solo per essere stata uccisa.
- Nella nebbia di NWR: appunti sparsi su Her Private Hell - September 30, 2026
- Venezia83: appunti sparsi su Un peu avant minuit - September 15, 2026
- L. A. Noire e l’artificio della finzione cinematografica - August 19, 2026

