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Cos’ha significato lavorare all’ultimo libro di Aldo Viganò su Raoul Walsh

Lunedì 16 settembre 2024 si è tenuto a Genova, presso la Stanza del Cinema a Palazzo Ducale, un evento in memoria dello storico del cinema Aldo Viganò, mancato a maggio. Purtroppo non ho mai conosciuto Aldo di persona, ma circa un anno e mezzo fa ho avuto la fortuna di trovarmi a curare quello che è stato il suo ultimo libro, un saggio uscito per la casa editrice Gremese dove egli mette a confronto Una pallottola per Roy e Gli amanti della città sepolta, due pellicole di uno dei suoi registi preferiti: Raoul Walsh. Questi film raccontano pressoché la stessa storia, ma il primo in chiave noir e il secondo in chiave western. Si tratta di un’operazione di remake legata soprattutto alle regole dei generi di appartenenza, un aspetto che ad Aldo interessava molto indagare perché analizzare le caratteristiche specifiche di un genere rispetto a un altro significa andare al cuore del cinema hollywoodiano classico. Così, nel libro di Aldo i due film diventano degli esempi illustri per fare un discorso più ampio, che va a toccare nel vivo le dinamiche di un modo di fare cinema che non esiste più, ma che a lui non aveva mai smesso di interessare.

E poi c’è Walsh. Credo basti consultare il suo Storia del cinema western in cento film edito da Le Mani per farsi un’idea di quanto Aldo amasse questo cineasta: in quel volume egli tratta otto western di Walsh, compresi alcuni minori, e nelle schede dei singoli film si lascia spesso andare a considerazioni su altri titoli, oltre a delineare pezzo a pezzo tutte le fasi salienti della carriera del regista. Nella nostra prima telefonata mi aveva raccontato di come Walsh fosse stato una presenza nella sua vita da quando negli anni Cinquanta aveva visto al cinema alcuni dei suoi film. Era l’inizio di una passione inestinguibile, a cui erano seguite le proiezioni nei cineclub di Genova e le visioni a casa su copie in Betamax, VHS, DVD. Dalla passione era passato allo studio e dallo studio era infine arrivato al culto di Walsh, il cui valore secondo lui non era per nulla inferiore a quello di John Ford.

Già alla prima lettura, il tono solenne del manoscritto non mi lasciava molti dubbi sul fatto che nella mente di Aldo esso costituisse un congedo dalla saggistica. Un libro di addio, ma senza la benché minima volontà di essere triste o pesante. Un’ultima avventura, un’ultima ricognizione, un’ultima missione. E soprattutto una celebrazione di una stagione cinematografica, di un regista amato e di un fuoco rimasto accesso per tutta la vita. Il tema della fine e del tempo che scorre sono presenti in ogni capitolo, e Aldo analizza i due film con una saggezza, una sintesi, una profondità e un’economia delle parole che definirei analoghe a quelle degli autori classici, ma non parlo di Walsh & Co., bensì di Seneca o Cicerone. Il tutto, con fedeltà nei confronti dello spirito di Walsh, alternando sempre drammaticità e leggerezza, perché si deve riuscire a parlare della morte anche col sorriso. Mi riferisco soprattutto a uno dei capitoli a cui Aldo teneva di più, quello intitolato Il cadavere di Jack Barrymore, che lascio scoprire a chi non lo conosce ancora. E io, entusiasta di poter impaginare questo volume, sono stato al gioco di Aldo, cercando di restituire con i numerosi fotogrammi presenti, estrapolati da decine di film, l’anima di Walsh che lui ha saputo così bene descrivere con le parole.

Il volume è uscito poi nell’ottobre del 2023, cinquantacinque anni dopo al primo libro curato da Aldo (assieme a Sandro Ambrogio), dedicato a un altro colosso del cinema classico hollywoodiano: Howard Hawks. Era il 1968 e in copertina c’era anche lì Bogart, ma in una scena da Il grande sonno. In quello su Walsh c’è il Bogart di Una pallottola per Roy, su un’altura, ormai accerchiato e con i minuti contati, che scrive un’ultima lettera utilizzando i proiettili come un lapis. Trovo sia un’immagine che rispecchi in pieno tutto il lavoro fatto, nonché una perfetta chiusura del cerchio.

Per una serie di rallentamenti legati alla tabella di marcia della collana, Aldo ha dovuto attendere a lungo per assistere alla pubblicazione del libro, un ritardo imperdonabile tanto per l’importanza dello scritto quanto per quella del suo autore. Nella tristezza che provo per non essere riuscito a conoscere Aldo, sono se non altro contento che abbia vissuto abbastanza a lungo per poter vedere il suo libro stampato. Un libro di cui si diceva essere molto soddisfatto, come mi ha confermato suo figlio Luca. Per me è un onore avere avuto un ruolo in tutta questa storia.

Aldo Viganò Humphrey Bogart Howard Hawks Raoul Walsh
Un cerchio che inizia nel 1968 e si chiude nel 2023