Domenica 18 maggio al Salone del Libro di Torino. Corrado Augias entra nella Sala Oro del Padiglione Oval e viene accolto come una rockstar. Applausi, grida, fan che si strappano i capelli o che svengono. Si narra che nelle prime file una persona abbia anche avuto un attacco epilettico e sia stata trasportata via, perdendosi l’evento. Fake news, ovviamente. Vero è invece quel che Augias dice non appena salito sul palco: le prime parole riguardano Adolescence e non sono di lode. Lo scrittore si domanda (e domanda al pubblico, indirettamente), se serviva questa chiacchieratissima serie Netflix per tornare a parlare di adolescenza. Domanda legittima, a prescindere che si sia vista o meno la serie. Un dubbio: ma lui ne sta parlando perché l’ha recuperata o ne ha solo sentito discutere? Si fa fatica a immaginare Augias in modalità binge watching, poi tutto può essere eh, per carità. Anzi, sarebbe un’immagine bellissima, come il dipinto di un superuomo che scende al piano della gente comune e che consuma quel che consuma il popolo. La piattaforma di streaming come cortocircuito che realizza un equilibrio tra tutte le classi sociali e le età. Ma l’intervento di Augias riguarda Mozart, Beethoven, Bach, Verdi e altri compositori, protagonisti del suo nuovo libro, La musica per me (Ed. Einaudi). Leggendolo, si capisce il perché di quella mezza frecciatina ad Adolescence, ma ancora ci si interroga se l’intellettuale novantenne abbia comunque avuto modo di vederla.
Alcune ore dopo, su un altro ring (dalle dimensioni più modeste e dal pubblico meno folto) sale uno che nella sua trasmissione radiofonica, tra le più ascoltate in Italia, è solito contestare tutto quello che Augias dice: Giuseppe Cruciani. “Crucio”, come lo chiamano alcuni adepti zanzarosi, dichiara subito che si tratta dell’ultima presentazione del suo ultimo libro, Via Crux (Cairo Editore). Dichiara di starne scrivendo un altro in uscita a fine giugno / inizio luglio, dove proseguirà a ragionare sui temi che gli stanno più a cuore: OnlyFans, il veganesimo, le coppie aperte, le perversioni sessuali e così via, in linea con quanto già fatto con le precedenti opere, abili rimescolamenti delle intemerate su Radio 24 per cui è diventato celebre. Durante l’evento, pur ammettendo senza problemi di non essere interessato ai film, Cruciani non si è scagliato contro gli attori (vd. Elio Germano) che di recente hanno sostenuto la necessità dell’industria cinema di poter richiedere finanziamenti pubblici senza i quali molti, moltissimi lungometraggi (e non solo quelli) non potrebbero essere realizzati. Anche quando poi i film escono nelle sale e nessuno va a vederli. Negli ultimi giorni il tema è stato trattato spesso a La Zanzara, con tanto di dati alla mano su fondi e incassi (sempre che prendiamo per buone le notizie date da giornali orientati a Destra, notoriamente contro i protagonisti del cinema italiano, perlopiù di Sinistra), peccato che durante la non-presentazione del libro di Cruciani non se ne sia parlato. Sarebbe forse successo, se ci fosse stato anche David Parenzo.
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