C’è un’epidemica mancanza di tatto, come di struttura in quel che sta succedendo dietro il “rilancio” di Star Wars. Posizione che ci mette davanti alla realtà che, in qualche modo, il noto franchise abbia avuto una battuta d’arresto. Posizione innegabile, giacché concreta nella firma dell’ultima trilogia numerata ufficiale di Star Wars, presa come esperimento per avvicinare i vecchi fa, trovarne di nuovi, lasciando pochissimo all’immaginario collettivo, se non la sensazione che qualcosa si era rotto.
Pausa.
Poi arrivano i progetti legati alle serie tv e tra queste The Mandalorian è quella che sorprende, andando a recuperare un’identità figlia di Rogue One: nella Galassia lontana, lontana, c’è una zona grigia dove poter raccontare altre storie, qualcosa che non sia legata esclusivamente a Jedi e la Forza. Attingendo al canone espanso, prima smantellato e poi ricostruito solo con i pezzi scelti, si allarga l’orizzonte degli eventi e qualcosa torna a bruciare. Speranza.
Pausa.
In qualche modo, in un quotidiano dove lo scrolling feroce attanaglia i polpastrelli di tutti, si pensa sempre meno e c’è la necessità di dover arrivare prima degli altri, anche Star Wars deve adeguarsi a questi canoni produttivi. Quel che funziona deve subito fare spazio al Cinema, così anche il Mandaloriano approda in sala con un film – sostanzialmente – inutile, una lunghissima puntata filler di una stagione qualsiasi spalmata su circa 130 minuti che stancano, sfiniscono, rendono inutile la possibile speranza di poter avere un prodotto veicolato per una visione creativa (e sia mai autoriale) ben definita nell’immediato futuro.
Pausa.
The Mandalorian, Ahsoka, Boba Fett, qualche altra serie dove addirittura mettono nel piatto qualcosa attorno Darth Plagueis e che fortunatamente il pubblico ha evitato (e serie prontamente cancellata). È decisamente aberrante il modo in cui si propone e si cancella un progetto senza saperne gestire le conseguenze. È uno specchio di quel che viviamo oggi nella nostra società. L’errore viene brutalizzato, eliminato, un perenne diritto all’oblio per quello che non ci piace. Ma l’oblio spesso è una falla nella memoria collettiva, che potrebbe non essere così facilmente dimenticata per altri. Allora forse è quel caso dove non ci si trova più in sintonia con quello che sta facendo l’industria.
Sarà la vecchiaia, sarà che ci sono nuovi e più giovani fan pronti ad abboccare a qualunque altro progetto proposto, ma l’effetto magico del piffero sta finendo e ci ritroviamo a vivere il solito ciclo di costruzione e distruzione. Questa volta decido di essere uno spettatore non pagante, guardare da lontano quello che deve succedere senza troppo coinvolgimento. Insomma, lasciate Star Wars in mano alla serialità e basta. Vedere questo marchio così bistrattato e depotenziato al Cinema fa davvero male. Almeno per noi vecchi, a cui è rimasto davvero poco a cui aggrapparci.
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